Percorso:

I fatti di Panicale del 1920

Nel luglio 1920 sei contadini furono uccisi e quattordici feriti dai Carabinieri, durante le lotte per il nuovo patto colonico. I socialisti diedero un grande impulso alla lotta dei mezzadri, dalle rivendicazioni parziali – seme a metà, abolizione degli obblighi ecc. - si passò alla richiesta del nuovo patto colonico. Nei mesi di maggio e giugno l’agitazione fu vivissima nel panicalese, ma gli agrari si ostinarono a respingere tutte le richieste dei mezzadri. Essi mal sopportavano il fatto nuovo, e cioè che i contadini sotto la guida dei socialisti si fossero organizzati e lottassero con tanta decisione. Nel luglio la lotta riprese con maggiore slancio a Panicale come in tutta l’Umbria. Per la sera del 15 luglio fu indetta a Panicale una manifestazione, alla quale avrebbe dovuto partecipare l’On. Francesco Cicotti. Nelle prime ore del pomeriggio centinaia di contadini cominciarono ad affluire da tutte le frazioni del comune e dai vicini centri di Piegaro e Paciano. Marciavano in corteo, al canto degli inni popolari; all’ingresso del paese furono fermati dai Carabinieri, i quali con il pretesto che alcuni dimostranti si sarebbero rifiutati di depositare i bastoni in loro possesso, aprirono il fuoco assassinando sei contadini e ferendone altri 14. Dopodiché fuggirono rinchiudendosi nella caserma. Il giorno precedente, sino a tarda notte, e il 15 luglio stesso, prima dell’eccidio, gli esponenti degli agrari erano stati in caserma e vi si erano fermati a lungo. Un plotone della Guardia Regia e Carabinieri di rinforzo erano anche giunti da fuori. L'eccidio era stato premeditato nel tentativo di spezzare l’agitazione agraria e l’organizzazione contadina e socialista. Ma non vi riuscirono. I nuovi patti colonici furono conquistati. Qualche mese dopo i lavoratori di Panicale ottennero una nuova grande vittoria, conquistando il comune e cacciandone i proprietari terrieri.